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keshya
... quando tutte le parole sai che non ti servon più ...


Libri


19 febbraio 2007

[Libri] - Leggendo...

[...] Mi chiedevo se le cose che succedono nella vita di una persona succederebbero comunque, indipendentemente dagli altri che ci si trovano in mezzo, o se invece gli altri hanno un'influenza decisiva sugli eventi. Mi chiedevo come si potrebbe definire questa influenza: se è una vera responsabilità attiva o un semplice fattore concomitante, come una variazione nel tempo meteorologico o qualunque altro modificarsi dello scenario. [...]
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Andrea De Carlo - Di noi tre




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24 maggio 2006

[Libri] - Il gabbiano

E il gabbiano Jonathan visse il resto dei suoi giorni esule e solo. Volò oltre le Scogliere Remote, ben oltre. Il suo maggior dolore non era la solitudine, era che gli altri gabbiani si rifiutassero di credere e aspirare alla gloria del volo. Si rifiutavano di aprire gli occhi per vedere.
  Ogni giorno, lui apprendeva nuove cose. Imparò che, venendo giù in picchiata a tutta birra, puoi infilarti sott'acqua e acchiappare pesci più prelibati, quelli che nuotano in branchi tre metri sotto la superficie: non aveva più bisogno di battelli da pesca e di pane raffermo, lui, per sopravvivere. Imparò a dormire sospeso a mezz'aria, dopo aver stabilito alla sera la sua rotta, nel letto della corrente d'un vento fuoricosta, e coprire così un centinaio di miglia dal tramonto all'alba. Con uguale padronanza ora volava attraverso fitti banchi di nebbia sull'oceano, o sennò si portava al di sopra di essi, dove il cielo era limpido e il sole abbagliava... mentre gli altri gabbiani, con quel tempo, se ne stanno appollaiati in terraferma, mugugnando per la pioggia e la foschia. Imparò a sfruttare i venti d'alta quota, e portarsi nell'entroterra, per un bel tratto, e far pranzo con insetti saporiti.
  Quel che aveva sperato per lo Stormo, se lo godeva adesso da sè solo. Egli imparò a volare, e non si rammariccava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì ch'erano la noia e la paura e la rabbia a render così breve la vita d'un gabbiano. Ma, con l'animo sgombro da esse, lui, per lui, visse contento, e visse molto a lungo.
(Il gabbiano Jonathan Livingston - R. Bach)




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12 marzo 2006

[Libri] - Catastrofe o miracolo

[...] Marco doveva avere le mie stesse sensazioni, o era lui a passarmele nel modo contagioso che aveva sempre avuto, perchè ha detto "E' incredibile come finisci per entrare in un tipo di vita, tra i molti che avresti a disposizione, e da lì in poi tutto quello che fai succede in modo quasi automatico. Sei dentro un meccanismo altamente assistito, come il pilota di un areo moderno che devo solo tenere d'occhio i computer di bordo e ascoltare i messaggi delle torri di controllo. Non devi fare più nessuna vera scelta che metta in discussione il percorso, devi solo valutare le opzioni che ti vengono proposte. Ci vuole una catastrofe o un miracolo, per venire fuori."
"In questo caso cos'è stato?" gli ho detto; lo guardavo di profilo, come avevo fatto un milione di volte per le vie di Milano vent'anni prima.
"In questo caso sei arrivato tu" ha detto Marco; rideva, si è tolto gli occhiali da sole. 
"E se non fossi arrivato?" gli ho chiesto.
"Boh" ha detto Marco. "Forse sarei rimasto con Sarah per sempre. O forse sarebbe successa qualche altra catastrofe". [...]

(Di noi tre - De Carlo)

Ho un debole per questo scrittore lo ammetto.. lo leggo e rileggo in continuazione.. e così sistemando la camera, sistemando un pò di libri, risale alla mente questo piccolo pezzo..




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18 febbraio 2006

[Libri] - Sfogliando... #1

Ora dico.. io un neurone ho e pure in ferie.. oggi mentre ero a lavoro, sfogliando, trovo...

[…] Passare dal frastuono e dal rumore della città al silenzio della campagna può incrinare davvero un sistema nervoso. In città ci si può distrarre facilmente, in campagna no. In campagna ci sono poche possibilità di sfuggire a sé stessi. E cos’è la vita, il più delle volte, se non una continua, affannosa, lieve e astuta fuga da sé stessi? Distrarsi è facile e naturale, le occasioni per farlo sono pressoché infinite e non comportano alcuno sforzo, basta premere il pulsante di un qualsiasi telecomando… Ma distrarsi troppo è anche molto pericoloso: distraendosi e distraendosi, alla fine ci si può anche alzare alla mattina, guardarsi nello specchio e vedere una persona che non si conosce. Chi sono? Dove vado? Cosa faccio? Non lo so. […] Sono convinta che un elemento fondamentale di questa fuga da se stessi è costituito dalla mancanza di spazi e situazioni in cui vivere in silenzio, in raccoglimento. La solitudine è il più straordinario mezzo per entrare in intimità con noi stessi. E paradossalmente, la solitudine è anche il miglior mezzo per imparare a comunicare. Solo conoscendo la mia interiorità, posso parlare all’interiorità dell’altro. Siamo bersagliati, accerchiati, soffocati, strangolati da tutte le parole che saltellano intorno nell’aria. Meno cose ci sono da dire, più si moltiplicano i mezzi tecnici per dirle. È tragicomico ma è così. Fiumi di parole per non dire niente. Fiumi di parole per sentirsi sempre più soli. […]

(Non vedo l'ora che l'uomo cammini - Susanna Tamaro)




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30 novembre 2005

Buonanotte bloggers

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t'accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai né pensi
Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m'affaccio,
E l'antica natura onnipossente,
Che mi fece all'affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da' trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già ch'io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell'artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov'è il suono
Di que' popoli antichi? or dov'è il grido
De' nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
Che n'andò per la terra e l'oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s'aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s'udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.

(La sera del dì di festa - Giacomo Leopardi)




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17 novembre 2005

Impressionante

Impressionante, davvero. E poi dicono che gli italiani non leggono.
Nel giro di mezz'ora ne ho vendute 8 copie.
Che popolo acculturato.

PS: ovviamente niente da togliere all'artista...ma.. ok ok sto zitta.. bocca cucita!





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"Piangi, medita e vivi.
Un dì lontano, quando sarai
del tuo futuro in vetta,
questo fiero uragano ti parrà nuvoletta."
A. Boito


 




#Nome : Annalisa
#Nomignolo: keshya, lisa, kes, kessa, e chi più ne ha più ne metta
#Altezza: .. quella giusta per stare in prima fila!
#Peso: ... what's meaning peso?
#Occhi: verdi.. ripresi da mammà
#Segni particolari: una minuscola voglia di caffè vicino al gomito sinistro.. e naturalmente evidenti segni di pazzia!
#Animali domestici: uno.. un fratello.. che basta e avanza!
#Anelli: due.. uno al pollice uno all'anulare destro...
















# una bottiglia di peroncino
# un carillon a forma di pianoforte
# libri, sempre, tanti
# una luce a forma di stella
# la mia sveglia a dondolo
 






 







 


# il caos, solo e soltanto quello.. borse, vestiti, cappelli, camice.. e una marea di altre cose, ma non chiedetemi di aprilo che ho paura crolli tutto!!!











 





# un solo e piccolo neurone che non ce la fa proprio a far tutto da solo e più volte mi ha denunciato per danni...








e poi c'era la marmotta...

Se sei triste, ti manca l'allegria, caccia fuori la malinconia, vieni con me,ti insegnerò la canzone della felicità! Bo bom bo bom Batti le ali, muovi le antenne, dammi le tue zampine vola di qua e vola di la... è la canzone della felicità! Bo  bom bo bom









 



Se ogni tanto ti senti frustrato, inutile, offeso e depresso, ricorda  che una volta sei stato il più veloce e vittorioso spermatozoo del tuo gruppo!
(Raffaele Mangano)








 














 





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