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[Cose mie] - Equilibrio ed altalena

L’altalena inizia a starmi stretta. L’equilibrio, il mio, è sempre più precario. E vorrei chiudere gli occhi e sentire il vento in  faccia. Ridere come quando ero bambina. Ridere di spensieratezza e di gioia. Vorrei buttarmi a terra e sporcarmi di erba. E sento crescere sempre di più il desiderio di mollare tutto. Di andarmene altrove a ricostruire una nuova vita. Che questa, oggi, la sento stretta. E l’altalena scricchiola pure. Guardo in aria. Respiro freddo. Respiro me. Che dico sempre che questa vita in realtà mi basta. Che mi accontento di poco io. Che mi basta andare di notte in camera di mia madre e sentirla respirare per stare tranquilla. Equilibrio tremendamente precario. Ed ero veramente convinta che mi bastasse tutto questo. Ma poi mi accorgo che non riesco a guardarmi allo specchio. Non riesco ad accettare quello che medici e stress hanno fatto di me e del mio corpo. Ma sono la prima a dire “basta scrollare le spalle, lisa”. Lo so. Sorridere e via. Nuovo giorno, nuove ore da riempire. Ma oggi no, voglio stare così. Voglio starmene per terra al buio della mia camera ad osservare da fuori questa altalena. Coccolare il mio umore. Chiudo gli occhi solo per un’ istante. Per nascondere le lacrime e le ferite. Perché la vita ti sorride se tu le sorridi. Lo so. Ma oggi mi nascondo un po’ qui. Scusate lo sfogo. Scusate, chiedo perdono.

Pubblicato il 29/1/2006 alle 15.51 nella rubrica Cose mie.

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